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3° reggimento a piedi Royal East Kent

Giuseppe Giovenco




Inquadramento geografico
Come tutti i reggimenti, nella cui denominazione compariva quello di una contea dell’allora Inghilterra, il Buffs era un reggimento di fanteria di linea dell'esercito, il cui bacino di arruolamento comprendeva buona parte della contea inglese del Kent, avente come centro di formazione la città di Canterbury (evidenziata nel cerchio rosso). Il fatto, poi, che venne contrassegnato con il numero 3, lo pone tra i primissimi reggimenti di antica costituzione.




Tale caratteristica permise, tramite un Royal Warrant del 1672, di poter estendere l’arruolamento volontario nella città di Londra (privilegio spettante a soli 5 reggimenti nell’arco delle Contee della sola Inghilterra), la cui contea è adiacente a quella del Kent sul confine di nord ovest.
Il privilegio consisteva nello sfilare con tanto di banda musicale, essenzialmente formata da tamburi, con il corredo del picchetto armato di scorta all’alfiere, a baionette innestate, il quale esponeva sull’asta della bandiera i nastri delle battaglie a cui prese parte il reggimento (c.d. battle honours).
All’atto della sua formazione, la contea del Kent era una delle cinque contee, assieme a quelle del Surrey, Staffordshire, Lancashire e Yorkshire, che fu divisa, data la sua vastità, per creare più di un reggimento.
Venne, di fatto, scorporata in due aree di reclutamento, dando luogo al West Kent che costituiva il Reggimento Royal West Kent della Regina, mentre quella nel Kent orientale divenne la circoscrizione del Buffs (East Kent Regiment).
La linea divisoria che le separava era a est del fiume Medway (con le sorgenti situate nel vicino Sussex, è posto tortuosamente verso il confine ovest con la contea di Londra, in direzione sud ovest – nord est, con sbocco sull’estuario del Tamigi - segnato in rosso nella cartina).

Buffs - le origini del nome e del reggimento
Il 3° reggimento a piedi Royal East Kent, meglio noto con il soprannome Buff, per il colore dei risvolti nelle tuniche delle divise settecentesche, originariamente, come la stragrande maggioranza di quelle formazioni volontarie al cui comando vi era il proprietario terriero, portava un altro nome.
Buff, sinteticamente, secondo la terminologia del Regno Unito, è sinonimo precipuo per la pelle di bufalo, ma anche del color cuoio.




La sua definizione come reggimento a piedi fu nell’anno 1665, ma le radici affondarono già un secolo prima sotto il regno di Elisabetta I, la quale, preoccupata che la Spagna avesse un punto d'appoggio nel nord Europa, nonché sotto precise richieste di un aiuto militare da parte dei ribelli protestanti dei Paesi Bassi, diede ordini per la formazione di un reggimento, traendone gli uomini da varie milizie territoriali.
Fu così che il 1° maggio 1572, in una giornata piovosa, si radunarono a Greenwich 3.000 uomini, alla presenza della stessa.
In questo raduno c'era anche una compagnia di 300 miliziani, scelti appositamente per essere guidati dal capitano Thomas Morgan; tra di essi, cento, erano proprietari terrieri.
Questo nucleo fu in parte finanziato dagli abitanti di Flushing sull'isola di Walcheren (isola posta sull’estuario del fiume Schelda, quasi al confine con le acque territoriali del Belgio), ribellatisi al governatore spagnolo.
Vale la pena di accennare un aneddoto, anche se cruento, relativo a quel periodo della guerra anglo-spagnola, in cui furono protagonisti questi volontari al servizio di Elisabetta I.
Quando arrivarono alle porte della città di Flushing, posta sotto assedio dalle truppe del Duca di Alva, gli spagnoli si lasciarono prendere dal panico e abbandonarono la loro impresa.
Non solo, sotto il comando di Sir Humphry Gilbert (noto avventuriero Elisabettiano che condusse una fallimentare campagna nei Paesi Bassi) c'erano abbastanza uomini per liberare anche Mons nell’entroterra belga (tristemente famosa anche durante le fasi inziali del primo conflitto mondiale, in cui le forze alleate ripiegarono sotto la determinazione delle forze tedesche).
All’atto di prendere l’iniziativa dell’attacco, di fronte ai rinforzi spagnoli in arrivo, desistettero dall’assalto e si ritirarono sulla costa per tornare nell'isola di Walcheren.
Arrivati in quella località, combatterono nuovamente contro gli spagnoli, i quali, con il favore delle tenebre, fecero una sortita, cercando di riparare nella vicina Middleburg, portando con loro tanto cordame, secondo i loro intenti, sufficiente ad appendere tutti i prigionieri inglesi che fossero riusciti a catturare.
Dal momento, però, che gli spagnoli persero la battaglia, ovvero caddero prigionieri a loro volta, in 2.000 nelle mani degli inglesi, e fu scoperto quale fosse il loro intento, furono tutti impiccati con lo stesso cordame trafugato.
Nel corso degli anni questa compagnia crebbe di dimensioni fino a formare 4 reggimenti inglesi e 3 scozzesi di stanza nei Paesi Bassi.
Tuttavia, quando la pace di Munster fu dichiarata, nel 1648 (a sigillare la fine della guerra dei trent’anni), ne furono censiti solo quattro.
Vennero tutti richiamati in Inghilterra a seguito del loro rifiuto, in terra olandese, di abiurare la loro fedeltà al re d'Inghilterra.
Tornati in patria, formarono un unico reggimento a servizio della corona inglese, sancendo la loro data di nascita, come reggimento regolare di fanteria di linea, nel 1665.
A quella data, in verità, era conosciuto come il 4 ° reggimento The Holland Maritime, per diventare più semplicemente nel 1668 il 4 ° reggimento The Holland.
Vent’anni più tardi, nel 1688, divenne il 4° reggimento di Lord High Admiral e, nel 1689, si trasformò nel 3 ° reggimento a piedi, fregiandosi l’appartenenza al Prince George of Denmark, eletto come suo comandante.
Per capire come il reggimento adottò al suo vertice il principe Giorgio di Danimarca, è presto fatto: Carlo di Danimarca, zio di Giorgio, organizzò il matrimonio per consolidare l’alleanza anglo-danese, al fine di contrastare l’espansione della Spagna; fu così che Giorgio di Danimarca sposò, il 28 luglio 1683, Anna, figlia James duca di York, ed andò a vivere in Downing Street nel palazzo di Whitehall.
La storia militare di George fu intricata, ma nel 1689 fu naturalizzato come inglese e venne rinominato con il titolo di Duca di Cumberland.
Fu così che ebbe il privilegio di essere nominato colonnello comandante del reggimento Buffs, il quale fu ribattezzato, appunto, Prince George of Denmark Regiment.
Per inciso, era un gran modellista navale e fu anche principe consorte di sua moglie Anna, salita al trono nel 1702.




Nel riquadro lo stemma con l’arma di Elisabetta I; l’ho inserito volutamente perché il drago, alla sinistra dello scudo araldico, è la fotocopia di quello che l’East Kent adottò come fregio reggimentale.
Tale particolare trovò applicazione solamente nel 1707, allorquando venne formato il regno di Gran Bretagna, grazie all’unione dei due Regni di Inghilterra ed Irlanda, con quello di Scozia.
Come formazione d’origine Elisabettiana, in quanto venne materialmente creato sotto il suo regno, prestandole fedeltà, il simbolo del drago non poteva essere di meglio, dal momento che il leone rappresenta la Scozia.
C’è, comunque, un’altra valida ragione: questa particolare insegna regale gli venne concessa a motivazione del fatto che, durante le numerose battaglie dell’epoca, si distinse per il suo comportamento cavalleresco.
Allo scopo di inquadrare il periodo storico che ci interessa, estrapoleremo quell’arco di tempo, nel cui contesto fu inserito il reggimento, a cui furono sottese le lotte condotte nei territori dei Paesi Bassi.
Tali eventi durarono a singhiozzo per diversi periodi di anni e coinvolsero soldati di svariati paesi europei.
Si annoverano, in particolare, quattro periodi storici indicativi, di cui il primo tra il 1585 ed il 1604, il secondo molto breve tra il 1665 ed il 1667, il terzo tra il 1702 ed il 1714 (successione spagnola) ed il quarto tra il 1779 ed il 1783.
Per quest’ultimo, la questione del conflitto fu generata dal fatto che i Paesi Bassi sovvenzionarono “di contrabbando“ la rivoluzione americana.
Quelle sulle quali focalizzeremo l’attenzione, ai fini della storia del reggimento, furono le vicissitudini della guerra con la Spagna, allorquando si imbarcò nuovamente per i Paesi Bassi nella primavera del 1703 per prestare servizio nella Guerra di successione spagnola, distinguendosi particolarmente nella battaglia di Blenheim nell'agosto del 1704, in quella di Ramillies nel maggio 1706 e nella Battaglia di Oudenarde nel luglio 1708.
Fu proprio in quest’ultima battaglia citata, che venne coniato per la prima volta il soprannome reggimentale “The Buffs“.
Tale conio, nacque da una questione pratica per distinguere il reggimento, comandato dal tenente generale Thomas Howard, dal 19 ° reggimento a piedi, all'epoca comandato dall'onorevole Charles Howard.
Come già accennato, il reggimento indossava la divisa, con paramenti sui risvolti, di color cuoio (buff), mentre quelli del 19 ° erano verdi; questi ultimi diventarono i famosi Green Howards (volgarmente chiamato Yorkshire Regiment).
Per diventare definitivamente il 3° reggimento East Kent, bisogna catapultarsi a molti anni più tardi, nel 1772.
Nel frattempo, oltre che essere impiegato su diversi fronti europei, venne mandato anche in Scozia per sopprimere la seconda ed ultima rivolta giacobita del 1745 (la prima fu nel 1715).
Mentre, per fregiarsi del titolo di Royal, ci si deve spostare di parecchio, fino ad arrivare alle soglie del secondo conflitto mondiale quando, nel giugno del 1935, re George V°, celebrando il suo Giubileo d'argento, volle conferire al reggimento il titolo di Reale.
La storia di questo corpo è davvero lunga, e, per stilarla, ci vorrebbero più pagine inserzioniste, per cui, per liberare Giacomo e voi da tale tedio, vi porto direttamente ai giorni nostri, allorquando alla data del 1° marzo 1961, dopo 389 anni di servizio, si fuse con il reggimento Royal West Kent per formare il Royal Kent Regiment, ovvero The Queen's Own Buffs (letteralmente: Buffs il proprio reggimento della Regina).
Fino a quella data (1961) il reggimento rimase di stanza a Canterbury.
La riforma dell’esercito di Sua Maestà Elisabetta II, ebbe inizio proprio a cavallo degli anni ’60 del secolo scorso e le vicissitudini delle fusioni tra i vari reggimenti si protrassero fino agli inizi del presente secolo. Ovvero: il Royal Kent, alla data del 31 dicembre 1966 venne omogeneizzato con altri tre reggimenti, il Royal Sussex, il Royal Surrey ed il Royal Middlesex. Non bastò. Questa nuova formazione, nel settembre del 1992 si amalgamò con il Royal Hampshire per dare vita al Reggimento della principessa del Galles (Princess of Wales's Royal Regiment), la tristemente famosa Diana Spencer.
Per i più curiosi segnalo questo sito, redatto sotto la collaborazione di Charles Griffin.
Direi tra i più esaustivi - https://www.britishempire.co.uk/.../armyunits/britishinfantry/buffs


3° reggimento a piedi Royal East Kent

Stemma reggimentale, con i cartigli delle campagne a cui ha partecipato (c.d. battle honours), dalla sua nascita fino alle soglie della seconda guerra mondiale, subito dopo il titolo di Royal.
Veloce carrellata con le uniformi attraverso i secoli, fino ai primi del novecento.


3° reggimento a piedi Royal East Kent

Il figurino


3° reggimento a piedi Royal East Kent

Questo esemplare, tratto da un volumetto Hosprey, appartiene al 2° battaglione della 132ª brigata di fanteria, incorporata nella 44ª divisione di fanteria (c.d. Home Counties, il cui emblema, altri non è che la rappresentazione di un campo ovale per il gioco del cricket).
Inizialmente inviata in Francia al seguito del BEF, nel 1940, il cui apice fu la cruenta battaglia di Dunkerque, la divisione venne rimpatriata in Gran Bretagna per essere nuovamente spedita nel quadrante nordafricano.
Durante la battaglia di Alam El Halfa (per noi la seconda battaglia di El Alamein – dal 23 ottobre al 3/4 novembre 1942), tenne una prestazione mediocre a tal punto che gli Stati Maggiori decisero lo scioglimento della brigata stessa.
Il figurino appartiene all’ultima fase della storia per la liberazione del Maghreb dalle forze dell’asse.
Successivamente il battaglione fu reimpiegato in Estremo Oriente con la ventiseiesima brigata di fanteria indiana e vi rimase per tutta la durata della guerra, pur se soggetta a spostamenti e ristrutturazioni che culminarono con l’inserimento nella quattordicesima armata britannica impegnata nella campagna birmana.




Sulle controspalline vi è inserito il logo BUFFS, retaggio ancora della prima guerra mondiale, dove i vari reggimenti portavano le scritte metalliche per essere identificati, spesso con le sole iniziali.
Progressivamente, durante il secondo conflitto, i reggimenti trasferirono per intero il nome in quei cartigli di stoffa applicati direttamente all’inizio della manica (c.d. shoulder titles), le cui scritte erano cucite a macchina.
Solo alcune eccezioni, tra cui i Buffs ed altri reggimenti, mantennero il soprannome anche nei nuovi shoulder titles.
Per gli scozzesi, ad esempio ed ovviamente, si trattava di riportare il Tartan del clan di appartenenza all’epoca della loro formazione, quindi, nello specifico, non si fregiavano con i shoulder titles, ma si distinguevano, nella maggioranza, con una figura geometrica piana vera e propria.
Sopra la chiusura del polsino del giubbino, vi è un “grado da sergente“ messo al contrario rispetto alla normale posizione; questo distintivo è un po’ come il libretto di lavoro del militare – ogni baffo equivale ad un preciso numero di anni di servizio (i c.d. good conduct chevrons); il nostro militare, ad esempio, ha 12 anni di ferma all’attivo.
Apriamo una piccola parentesi su questi distintivi portati rigorosamente sopra il polsino sinistro del giubbino, e solo in quella posizione, i quali contraddistinguono il servizio militare presso il British Army.
Contrariamente a quanto si può pensare l’applicazione di questi segni non è in progressione aritmetica (se ne contano fino a sei), ma vengono consegnati secondo il seguente ordine: 2 anni di ferma equivalgono ad 1 baffo; 6 anni di ferma equivalgono a 2 baffi; 12 anni di ferma equivalgono a 3 baffi; 18 anni di ferma equivalgono a 4 baffi; 23 anni di ferma equivalgono a 5 baffi; 28 anni di ferma equivalgono a 6 baffi.




Una volta stabilita la posizione del fante, come suggerito dalla successiva istantanea di un soldato canadese durante la campagna nei Paesi Bassi, ed equipaggiato come nell’adiacente illustrazione, ho preso un normale figurino in scala 1/6 palestrato, a cui ho dovuto fresare braccia e gambe per le misure sproporzionate rispetto alla media dei fisici di allora; unico particolare in scala adeguata, l’ampiezza del torace.
Le mani, una volta recise dai loro snodi, sono state infilzate con un tondino di ferro, ottenuto da una graffetta di quelle grosse, che si è insinuato anche all’interno dell’avambraccio, dopo di ché sono state sigillate ai polsi con Milliput bianco, così come la testa al torace.
I polpacci e le cosce sono stati ripresi totalmente, al pari della giuntura all’altezza della rotula, interamente riformata.
Per finire con la scultura della zona collo – spalle – petto.
Spruzzata di Primer per le zone esposte e finitura con tonalità di pelle chiara, i cui ultimi due passaggi sono stati fatti con il marrone diluito per giocare sui chiaroscuri.


3° reggimento a piedi Royal East Kent

Praticamente quello che si realizza ai fini della scenetta, nulla ha a che vedere con l’originale manichino, ma si crea un “mostro“ sapientemente celato dalla divisa, dalla quale fuoriescono solamente quelle parti umanizzate, rese leggibili per l’occasione.










L’insegna divisionale, le due barrette rosse per la designazione della brigata intermedia all’interno della divisione ed il triangolo con i colori del reggimento (regimental flash), sono stati ricavati da ritagli di pannolenci opportunamente pressati in un morsetto e poi passati con la colla vinilica per mantenerne la compattezza.
I gradi sugli anni di servizio sono stati dipinti personalmente a mano.
La bendatura dell’occhio è stata copiata di pari passo da una foto trovata sul web, di seguito riportata, di due militari durante la campagna in Tunisia, la quale mi è servita anche per imbrattare la divisa.




La scritta BUFFS (title) sulle controspalline viene direttamente dalla Gran Bretagna dal forno fusorio di Tony Barton, così come il fregio da berretto (cap badge).
La bustina, anche se non è di ottima fattura, è stata acquistata su ebay nel negozio di Banjoman.
La rigidità del tessuto della bustina non permetteva di essere calzata adeguatamente, per cui ho dovuto cospargere di colla vinilica il bordo interno e modellarlo sulla testa del figurino.
Una volta asciutta, avendo esercitato la sua forza astringente, ha permesso la calzatura perfetta.
L’elmetto (comunemente chiamato Brodie dal nome del suo ideatore americano) di produzione corrente DRAGON, in plastica verde militare, è stato ridipinto ed invecchiato con i colori desertico per la livrea e marron diluito su una miscela di argento e nero opaco per le zone arrugginite.
Sono stati anche fatti, ex novo, gli ancoraggi del soggolo con tanto di anelli squadrati e vite di ancoraggio all’ala, quest’ultima nella parte superiore dell’ala dell’elmetto.
All’interno, invece, è stata fatta l’imbottitura a crociera da posizionare nella calotta, come in quello vero illustrato nella foto.




L’uso della colla vinilica si è sprecato per ottenere quelle rigide morbidezze che non si possono esaltare con la sola vestibilità degli abiti di serie.
Questo è valso per la camicia slacciata da cui fuoriescono le piastrine di riconoscimento, per l’orlo dei pantaloncini, per la cinghia del Bren, per il già menzionato berretto e per i mollettoni affinché non si sfilino.
Si termina con una passata, o più passate, di color sabbia diluito a seconda delle zone più o meno inetressate.




Il cartello


3° reggimento a piedi Royal East Kent

Cartello installato da truppe Australiane nei pressi di El Alamein di sapore umoristico; praticamente consigliano di adottare un crocefisso, come salva vita, per proseguire (letteralmente: se si va oltre, prego prendere un/a crocefisso/croce).























Giuseppe Giovenco

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Gruppo Herring Mantova

23.09.2018




Commento di Dino Dall'Asta [24/09/2018]:
Una perfetta ricostruzione e realizzazione!!
Sempre di grande qualità e rigorosità storica, curata in ogni dettaglio.
Complimentoni...
Dino

Commento di ezio bottasini [25/09/2018]:
Grande Giuseppe, è un po' che ci mancava una lezione di storia coi fiocchi...sempre interessanti, precisi ed esaustivi i tuoi articoli, corredato, questa volta da interventi di alta ortopedia ricostruttiva.
Spero di vedere l'opera a Varedo.
complimenti, al prossimo Ezio

Commento di Enrico Calanchini [25/09/2018]:
Sempre rigorosa e puntuale e illuminante l'analisi storica e uniformologica a compendio di ogni tua opera,interessanti anche le note riguardo le tecniche realizzative, insomma un'altro omaggio rilevante alle truppe di Sua Maestà. Complimenti e grazie per la condivisione.

Saluti Enrico

Commento di giampaolo bianchi 251/09/2018]:
Corpo: penso che tu hai raggiunto l'apice della ricostruzione storica e modellistica.
articolo eccellente e modello fantastico.
complimentoni
giampaolo

Commento di LAURO BONFA' [26/09/2018]:
Eccellente Report Storico/Didattico, (come da sempre ci ha abituati il nostro Lord Giobbaz) Inoltre ho avuto il piacere di ammirare il figurino dal vero e...... è un Capolavoro. Agli Amici di Kitshow, se volete ammirarlo pienamente venite alla Mostra di Porto Mantovano.

Commento di Luca Navoni [27/09/2018]:
Ciao Giobaz.....!!!!

Bello, bello, bello.......!!!!curato in ogni dettaglio e complimenti nella ricostruzione e miglioria degli arti....!!
Sempre molto interessante e ben documentata la ricerca storica.

Un abbraccione,
Luca.

Commento di Alberto Gollini [30/09/2018]:
Sir Giobbaz
Davvero bello!!! Come sempre il figurino presentato è all'altezza e supera i precedenti per la cura e precisione maniacale prestata nella ricerca e nella esecuzione dei dettagli. Il soggetto scelto poi è, come sempre, davvero originale. Ho avuto il privilegio di vedere il figurino dal vivo: è uno spettacolo!!!. Rigorosa, illuminante e dotta la ricerca storica che lo accompagna. Avanti così "ragazzo" perchè prometti bene. Ancora complimenti e... al prossimo. Ciao Alberto

Commento di Antonio Tallillo [01/10/2018]:
Ciao Giuseppe,
tanto di cappello - hai saputo condensare secoli di storia e tradizione coniugando il modellismo alla storia in maniera molto valida. Così dovrebbe essere il modellista, uno degli ultimi storici competenti perchè sela è studiata sera dopo sera e giorno dopo giorno ed in più.. non si è fermato alla teoria ma la ha messa in concreto.
Complimenti ma scrivere solo complimenti comincia ad essere poco....

Commento di giovenco giuseppe [02/10/2018]:
Grazie a tutti!!!! siete stati veramente carinissimi nei complimenti!!! non aspettavo tanta grazia. Il modellismo deve trasmettere qualcosa per forza; se non è supportato da una ricerca storica rischia di essere sterile, anche se il modello realizzato è superlativo e di tutto rispetto, ma, abbinato alla storia documentata, è molto più digeribile.
Grazie a Giacomo, che ci sprona in questa direzione, questo forum è di alti contenuti didattici - Giuseppe



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