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Johnny ci ha lasciati il 19 gennaio 2026 a causa di una malattia improvvisa, ecco l’ultima foto del suo laboratorio, con la nave ancora in costruzione, che sapeva non sarebbe arrivato a finirla. E si diceva dispiaciuto per questo.
PAPÀ
In questo momento papà, se potesse, ci direbbe di tagliare corto, di non fare facce tristi e di tornare a casa, che lui, finalmente, è felice "fino a dire basta".
Non ha mai amato i convenevoli né le formalità e di certo non avrebbe voluto stare al centro dell’attenzione, se non per fare un brindisi o strapparci una risata con le sue battute.

Tessere le lodi di papà è superfluo: chiunque di voi l'ha conosciuto ha potuto toccare con mano la sua grandezza d'animo. Ha sempre saputo di essere bravo in molte cose e non ha mai praticato la falsa modestia. Ha riconosciuto di avere molti talenti e, quando possibile, li ha messi al servizio degli altri. Con le sue mani ha creato bellezza in tante forme, preferendo i gesti e le opere alle parole.
Papà si è sempre lasciato stupire delle cose grandi come di quelle piccole. In questo mese lo abbiamo sentito dire spesso “che bello”, e mentre noi, guardandoci intorno, vedevamo solo le mura di casa, lui, invece, vedeva oltre e forse vedeva dentro.
A primo impatto faceva finta di essere un burbero, ma il suo obiettivo è sempre stato uno solo: rendere felici le persone accanto a lui, anche quelle appena conosciute. Con la sua ironia e la rara capacità di guardare tutti senza pregiudizi, chiunque gli si è avvicinato si è sentito visto e accolto.
Penso a Fabiana, la mia compagna, che subito dopo avergliela presentata, lui e mamma l'hanno chiamato “figlia”.
Penso alle persone per cui ha provato la gioia della riconciliazione, dopo anni di silenzio.
Penso a voi, che lo avete conosciuto e, in molti casi, lo avete sentito vicino come un fratello.
Da adolescente gli sentii dire una volta che avrebbe desiderato che la morte lo trovasse vivo. Allora quelle parole mi sembrarono banali e senza senso; oggi, invece, mi sono chiarissime.
Sorella morte lo ha trovato vivo, perché capace di amare e di donarsi.
E se vogliamo dare un senso concreto a questo passaggio, papà vorrebbe solo che continuassimo a vivere, come ha provato a fare lui: cercando la felicità in tutte le cose e, dove non c’era, creandola.
In questo mese di dolore e grazia, più che il miracolo della guarigione, ho chiesto di rimanere saldi nella fede, quella fede che ci mostra un Dio flagellato sulla croce e una madre impotente ai suoi piedi. Ma anche una fede che mantiene lo sguardo fisso sulla resurrezione.
Per questo, nei nostri cuori non c'è rabbia, papà non lo vorrebbe, lui in eredità ci ha lasciato la gioia.
Questo è il motivo per cui oggi le campane suoneranno a festa: perché tutte le volte che penseremo a papà, lui vorrà vedere sui nostri visi un sorriso.
Luana Gravina
19.01.2026