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Lo Skyraider è stato uno degli ultimi velivoli con motori a pistoni ad essere usato in guerra, e malgrado si dovesse confrontare già con i primi modelli di caccia a reazione che stavano entrando in servizio, ha saputo ritagliarsi uno spazio ben preciso nello spettro variegato delle missioni nel difficile teatro orientale. Sviluppato per l'impiego imbarcato, cedette presto le sue missioni a velivoli più potenti e nel contempo venne adattato per le missioni su terraferma nel difficile ruolo del Combat SAR. Grazie alla sua buona manovrabilità negli spazi stretti, divenne un'insostituibile scorta per gli elicotteri che dovevano cercare e recuperare gli aviatori abbattuti in territorio nemico, e la sua ottima autonomia gli consentiva di rimanere nella zona di operazioni per lunghissimo tempo, fornendo una protezione molto apprezzata da chi stava aspettando di essere recuperato. Una caratteristica che merita di essere menzionata è che questo velivolo è l'unico che poteva trasportare più carico utile del suo stesso peso a vuoto !!

Il modello
Il modello realizzato dall' Hasegawa è molto bello. Le pannellature sono fini e molto dettagliate, i particolari più piccoli sono molto ben riprodotti e i trasparenti sono in due parti, permettendo il posizionamento aperto del tettuccio. Due piccole mancanze, ormai congenite nella produzione nipponica, riguardano gli interni dell'abitacolo riprodotti in maniera un po' spartana, e i carichi esterni, forniti al minimo sindacale, che costringono a ricorrere ai costosi sets aggiuntivi venduti a parte.

Interni e motore.
Gli interni, come si diceva, sono molto abbozzati, ma fortunatamente qualche anno fa ci ha pensato l'Aires a colmare questa lacuna, producendo un ottimo abitacolo in resina, che con una buona verniciatura permette un livello di realismo molto elevato. Per chi, come me, ha dovuto arrangiarsi da solo, bisogna come minimo aggiungere le cinture al sedile, e contare sul fatto che, a fusoliere chiuse, non si vedrà granché degli interni. Il motore è molto ben fatto: volendo si potranno aggiungere i cavi dei magneti e delle candele, e si avrà già un buon dettaglio. All' interno della naca viene fornito anche il pezzo riproducente le alette che si chiudevano durante le picchiate. Peccato però che siano in posizione chiusa, così, per raffigurare il velivolo al suolo, è necessario tagliarle e riposizionarle in posizione aperta.

Ali e Fusoliera.
Dopo aver verniciato e dettagliato il cockpit, si possono chiudere le fusoliere. Il loro accoppiamento avviene senza nessuna difficoltà, essendo i pezzi veramente molto precisi.
Anche le ali vanno insieme quasi da sole, e l'unione con la fusoliera è senza problemi. I piani di coda sono anch'essi molto ben fatti, e si uniscono alla fusoliera con la stessa precisione. I vano carrelli sono discretamente dettagliati: bisogna solo aggiungere qualche tubazione e cablaggio elettrico che passavano al loro interno. Anche i portelli sono ben fatti, e sono dotati di un buon dettaglio anche sulla loro faccia interna.

Carrelli e parti trasparenti.
I carrelli sono molto belli: le gambe di forza riproducono fedelmente la complessa struttura
degli attuatori, e i cerchioni delle ruote sono finemente incisi e molto ben dettagliati. Come al solito, sarà necessario aggiungere i tubi dell'impianto idraulico dei freni, ma a parte questo dettaglio, una buona verniciatura enfatizzerà anche i particolari più fini. Il colore delle gambe di forza e dei cerchioni delle ruote è il bianco opaco, mentre i vani possono essere di vari colori, bianchi o grigio chiaro, a seconda degli esemplari.
Colorazione.
Lo schema mimetico è quello tradizionale denominato SEA, South East Asia, applicato a tutti i velivoli operanti nel teatro vietnamita. I colori utilizzati sono: Verde scuro FS 34079, Verde FS 34102, Marrone FS 30219, per le superfici superiori, e Grigio chiaro FS 36622 per le superfici inferiori. Io ho usato i colori Gunze, ottimi per l'uso con l'aeropenna e molto fedeli. I colori sono stati applicati dal più chiaro al più scuro, utilizzando mascherine per ottenere la forma corretta delle macchie e garantire una separazione sfumata tra i colori. Completata questa fase, ho steso sul modello una robusta mano di trasparente lucido, necessaria per fissare i colori di fondo e garantire la loro integrità durante i lavaggi ad olio. Questi sono stati effettuati con tinte diverse a seconda del colore di fondo su cui andavano applicati, e questo accorgimento permette di armonizzare meglio i colori e di enfatizzare le pannellature e i dettagli. Le decal, in verità un po‘ spesse, permettono la realizzazione di due esemplari molto simili, che si differenziano principalmente per una larga fascia bianca sulla cappottatura motore presente su uno dei due, e per le insegne di reparto e le nose arts sul muso. Dopo la posa delle decals ho applicato un'altra passata di trasparente lucido e quindi una di opaco. A questo punto si montano tutti i particolari esterni omessi durante la verniciatura, come carrelli, tettuccio, antenne e carichi esterni, e il lavoro è finito.

Basetta.
La basetta è molto semplice: riproduce un pezzo di pista in cemento ai bordi del prato, su cui il velivolo è parcheggiato. Preparata tanti anni fa, questa è stata la mia prima basetta su cui ambientare un modello, e non è stata molto elaborata. Il terreno è stato riprodotto con DAS steso a mano, su cui è stato fissata con colla vinilica diluita in acqua una sabbia molto fine. Dopo la verniciatura con vari toni di marrone e sabbia, ho steso dell'erba per modellismo ferroviario, dipinta poi a pennello asciutto con vari toni di verde e giallo.