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Massimo Cerrato - Gallery

Junkers Ju 52

Lo Ju 52 ha rappresentato per le forze dell’asse quello che il C 47 Dakota è stato per gli alleati.
Del mulo da trasporto della Luftwaffe furono costruiti ben 4850 esemplari di tutte le versioni.
Concepito come trasporto civile la sua versatilità condusse a impiegare la versione g3e nel duplice ruolo di bombardiere e trasporto.


McDonnel Douglas F-15E

Il McDonnel Douglas F15 Eagle è senza dubbio il degno successore del McDonnel F4 Phantom II sebbene lo abbia sostituito soltanto nelle versioni a terra dell’USAF e non abbia avuto il medesimo successo di esportazione.


Fairchild C-119G

Il C119 ha rappresentato per quasi trent’anni il mulo della nostra aeronautica pagando pure un tributo di sangue con la perdita di due equipaggi nel corso della guerra in Congo, quando la 46a Aerobrigata Trasporti operò sotto la bandiera delle Nazioni Unite.
L’origine del “vagone volante” risale al progetto del C82 e sulle esigenze del secondo conflitto mondiale...


Me 262 Sd.Kfz. 2 Me 262 Sd.Kfz. 2 Il Flyer decolla
Vought F4U-4 Martin B-57B Canberra EH 101 Cormorant

Sono nato a Torino nel 1964 e dopo una breve attività come pilota di velivolo ad ala fissa ho dovuto abbandonare questo mondo in seguito a un incidente automobilistico; a quell’epoca probabilmente avevo montato il 70° modello di aereo o ci mancava poco (un F15 C della ESCI).
Il primo modello l’ho costruito all’età di 6 anni, probabilmente una realizzazione della Frog, che possiedo ancora e ho intenzione di restaurare: si tratta di un P47 Thunderbolt dove la carlinga è un foro all’interno della stampata di fusoliera, il motore è uno stampo unico con l’anello NACA e i vani del carrello non esistono (se si desiderava poggiarlo sulle ruote semplicemente c’erano due buchi nell’intradosso alare).
Da li il gioco è continuato con un po’ di tutto, dal carro armato al veliero; ma poiché la prima passione sono stati gli aerei ad un certo momento ho deciso di dedicarmi unicamente a questo tipo di realizzazione.
Poiché da sempre sono convinto che piloti si nasce e non si diventa, non potendo continuare a volare come desideravo ho gettato alle ortiche la possibilità di conseguire la laurea in ingegneria aeronautica e mi sono dedicato alla seconda passione (dopo le donne e il volo: la prima cosa che ti insegnano alla scuola di volo l’aereo è come una bella donna) la storia, così sono diventato archeologo-medievista.
In poche parole oggi posso affermare di avere cominciato quando il modellismo era poco più svezzato di me e avere seguito da vicino le prime esperienze di ricerca sui colori corretti o della precisione delle parti plastiche; condizione che mi trascino appresso, insieme con un complesso bagaglio culturale, ogni qual volta che metto mano a un modello!
Sostanzialmente non mi accontento di avere il pezzo in mano e di realizzarlo; non mi pongo problemi di tempo se non di realizzare (in miniatura) un pezzo di vita e di passione che ho condiviso sia con i fratelli Wright sia con Chuck Yeager.
In altre parole significa pure ricostruire la storia dell’aviazione attraverso immagini tridimensionali; pertanto prima di dare inizio al modello effettuo sempre un esame critico di quanto fornisce la scatola di montaggio e la realizzazione del medesimo avviene pure attraverso una appropriata ricerca storiografica.
Questo mi ha condotto a comprendere che quanto viene realizzato è un momento particolare, un immagine fotografica che coglie un attimo; da qui sono convinto che per ottenere il migliore risultato sia necessario non chiedere altro alla fantasia se non quello di realizzare quanto è necessario per raggiungere l’optimum; cosicché se non ho a disposizione immagini oggettive del velivolo interessato, ad esempio non mi accingo mai a svolgere un’azione di invecchiamento soggettiva.
Allo stesso modo sono cosciente che non tutto è realizzabile e che il modellismo è fatto anche di compromessi; per questo motivo non esaspero mai la situazione con la pretesa di raffigurare la realtà a ogni costo.


Massimo Cerrato

 

Massimo Cerrato