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Cannone Ansaldo 149G "Ippopotamo"

Dino Dall'Asta




“Ippopotamo” è il soprannome che i nostri alpini hanno dato a questo cannone a canna corta, il cui numero 149 indica il calibro in mm, mentre la lettera G indica il materiale con cui era costruito, cioè la ghisa.

Il soprannome è legato alla storia di questo cannone che operò da una postazione situata a quota 3276 m sul fronte del Trentino, durante la 1a Guerra Mondiale.




Per arrivare alla linea del fronte, nella zona dell’Adamello, il trasporto di questo cannone iniziò il mattino del 9 Febbraio 1916 partendo, trainato da cavalli, dalla cittadina di Temù in Val Camonica, raggiungendo verso sera Malga Caldea a 1580 m di quota.




Per trasportarlo oltre, data l’abbondante neve, si rese necessario smontarlo e riporre la canna e l’affusto in due carichi separati su slitte, trainate con funi da oltre duecento tra alpini e genieri.

L’impresa fu particolarmente ardua, dato che il traino avvenne solo nelle ore notturne per evitare la ricognizione aerea nemica, immaginando tra moccoli e mugugni… ma con abbondanti sorsate di generi di conforto, che venivano spillati da barilotti montati su un’apposita slitta al seguito.

Durante il trasporto il cannone fu anche seppellito da una valanga che causò la morte di una quarantina di soldati; il recupero del pezzo richiese poi due giorni di durissimo lavoro.




Finalmente, dopo alcune tappe intermedie, con grande fatica, volontà ed abdicazione, il traino del cannone raggiunse il 27 Aprile la sua meta stabilita a 3236 m di quota, dove venne approntata la postazione e il mattino del 29 Aprile il pezzo sparò la sua prima granata contro gli austriaci.

Nell’anno successivo, per poter battere con maggior precisione le linee nemiche, si rese necessario spostarlo su una selletta in prossimità di Cresta Croce e così nella sola notte del 6 Giugno 1917 duecento artiglieri e alpini riuscirono a trainarlo sulla nuova postazione da dove, successivamente, iniziò a battere le posizioni dei Kaiserjager austriaci, appoggiando il vittorioso assalto delle truppe italiane.

Finita la guerra, l’ippopotamo non fu mai recuperato; da più di un secolo è ancora nella sua postazione e, più volte restaurato da volontari nel corso degli anni, continua tuttora ad essere meta di comitive di alpinisti e di escursionisti.



Immagine attuale


L’Ippopotamo, prodotto dalla Ansaldo di Torino nei primi anni del ‘900, era un pezzo di artiglieria da assedio e da fortezza apprezzato soprattutto per la potenza di fuoco e la precisione.

Dal peso complessivo di 60 q.li e con una gittata massima di 9,3 km (in alta quota, a causa della minore densità dell’aria, poteva raggiungere anche gli 11 km) era servito da 1 capopezzo + 7 serventi.

La canna, cerchiata in acciaio, era lunga 3,98 m con una elevazione massima di 35° ed era regolata da un vitone a volantino sottostante la culatta; la corda fissata in prossimità della volata serviva per abbassare la canna al fine di permettere il caricamento della granata.

L'affusto era a coda unica in acciaio, con due ruote in legno munite sui battistrada

di un particolare sistema di cingoli, ideati dal Magg. Crispino Bonagente e formati da piastre rettangolari che, allargando il piano d’appoggio, permettevano il transito su terreni soffici e cedevoli, facilitando così il traino.

Dietro le ruote erano posizionati due robusti cunei in legno opportunamente puntellati, sui quali, al momento dello sparo, il cannone rinculava, frenando così la corsa, per poi una volta esaurita ritornare nella posizione di partenza.

Una sorta di slitta in legno e metallo, detta pancone, era posizionata sotto alla coda dell'affusto; essa accompagnava la coda stessa nel rinculo, evitando, di concerto con i cunei, il disallineamento del pezzo e contemporaneamente ne frenava per attrito la corsa retrograda.

Come munizionamento, aveva in dotazione due tipi di granate: quella ordinaria da 30,5 Kg e quella a shrapnel da 35 Kg.




Il diorama scala 1:35

Il modellino è della modenese WIP3D, il cui kit è costituito da parti in resina già pronte per essere assemblate in quanto prive dei relativi supporti di stampa e da un foglio in formato A4 riportante un semplice schema di montaggio.

Dopo aver assemblato il tutto senza alcun problema, l’ho verniciato a pennello con acrilici Tamiya, previa stesura di primer spray metal della Army Painter, dando poi invecchiamento, lavaggio e usura in forma leggera.

Dopodiché ho realizzato il diorama prendendo spunto da alcune foto d’epoca di questo particolare cannone.

La base è ricavata da un pannello di polistirene estruso, materiale isolante edile, da 24x16x6 cm sulla quale ho spalmato uno strato di pasta Dark Earth della AK in modo irregolare per simulare l’andamento del terreno, testurizzandola poi con un pennello grezzo.










Per realizzare le rocce e per renderle più realistiche, ho preferito usare del materiale del tutto naturale, trovando tra gli accessori di un centro vendita di acquari queste pietre, che rappresentano ottimamente lo scenario reale.

Usando un colino a trama fine ho cosparso a pioggia della neve artificiale della Woodland Scenics, fissandola contemporaneamente con lacca spray per capelli.






Ho preferito posizionare il cannone su di una piattaforma formata con listelli e travi in legno, in parte lasciati nella loro tonalità naturale e in parte verniciati con impregnante all’acqua Syntilor color noce medio.

Analogamente, ho realizzato in aderenza alla roccia un piano sollevato da terra per il ricovero delle granate, con accanto due cassette porta munizioni.






Completano la scenetta due figurini del Regio Esercito della Milit Model, verniciati con i colori specifici della Lifecolor:

  • un alpino al quale ho aggiunto una palina tra le sue mani e altre due nelle vicinanze infisse nel terreno, paline che ho ricavato da tondini in ottone e successivamente verniciati a strisce orizzontali bianche e rosse con puntali in nero;

  • un artigliere con gabbano.













Per rifinire i bordi verticali della base, in una modalità diversa dal mio solito standard, ho scelto di applicare affiancati tra di loro dei listelli in legno, tagliati per un’altezza di 6 cm e alternati in maniera casuale nelle varie larghezze, spessori ed essenze.

Dopo avervi incollato frontalmente una lastrina in ottone da 11,5x3 cm con inciso da un lato il nominativo e dall’altro l’immagine della bandiera della Regia Marina e sui lati più corti due foto d’epoca del cannone, ho posto il tutto al riparo di una teca in metacrilato della Essebiemme.




Infine, un sentito ringraziamento all’amico Leonardo Petroli che ha realizzato le foto del diorama.


Dino Dall'Asta

[Gallery]

07.01.2023


Bibliografia ed immagini:






Commento di Ezio Bottasini [07/01/2023]:

Carissimo Dino, lavoro eccellente sia dal punto di vista storico che modellistica, mai lavori banali ma ricchi di storia e passione. Spero di vederti e vedere i tuoi lavori a Giussano.
Ezio


Commento di giampaolo bianchi [07/01/2023]:

CARO DINO UNO SPLENDIDO LAVORO MODELLISTICO, CORREDATO DA UN'ATTENTA RICOSTRUZIONE STORICA.
COMPLIMENTI.
GIAMPAOLO


Commento di Alby Starkiller [08/01/2023]:

Carissimo nonno Dino,

... Un meraviglioso connubio tra storia e modellismo d'alto livello.
Come sempre ti faccio i miei migliori complimenti.
Un abbraccio.🤗
Alby.


Commento di Sergio [08/01/2023]:

Un gran bel lavoro, molto realistico che rende omaggio in modo eccellente a una pagina di storia, molto bravo.


Commento di Leonardo Petroli [09/01/2023]:

Complimenti Dino per il modello e grazie per la citazione.


Commento di pietro [12/01/2023]:

Ciao Dino,
bravo come sempre nella ricerca di soggetti insoliti.
Modellismo d'alta quotatura !!
Pietro



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