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La terra promessa, Libia 1938 - Pietro Ballarini




Nel 1934 Italo Balbo divenne governatore della Libia; sotto il suo impulso venne favorita l’emigrazione degli italiani nella colonia africana fino a farla divenire, nel 1939, parte integrante del territorio metropolitano (la quarta sponda), con tanto di targhe automobilistiche.
Uno degli ultimi grandi flussi prima della guerra fu quello attuato nel 1938 con l’arrivo dell’armata dei ventimila.
Prima di allora, le famiglie residenti italiane ammontavano a 2700 unità, nel 1939 ne arriveranno altre undicimila.
Per le famiglie contadine era previsto un sussidio a fondo perduto sul costo complessivo del podere (che comprendeva costo dell’abitazione, del lotto, e eventuali debiti contratti nel tempo) del 30% circa.
Il resto doveva essere ammortizzato dai coloni in un periodo variabile (dai 30 ai 40 anni circa) pagando tassi di interesse minimi.




Il diorama è un omaggio a questi sfortunati emigranti che dovettero abbandonare il paese nel primo dopoguerra e poi perdere tutto (chi restò) nel 1970 con l’avvento di Gheddafi che nazionalizzò tutti i beni degli italiani.



L’ispirazione mi è venuta vedendo una foto d’epoca dove c’era una colonna di carretti con masserizie trainata da muli.


La terra promessa, Libia 1938

Facendo ulteriori ricerche, ho visto le immagini delle nuove case che l’ente per la colonizzazione della Libia aveva costruito per i coloni: sorsero così ventisei nuovi villaggi rurali.




Ho quindi unito idealmente due situazioni rappresentando l’arrivo di una famiglia nella nuova casa; la donna con bambini e valige è arrivata con un camion insieme alla dotazione immediata composta da damigiane contenenti olio e vino mentre gli uomini hanno condotto il carretto di masserizie trasportando la dotazione standard assegnata a tutte le famiglie.
Il militare consegna idealmente la casa ai coloni.




La casa è costruita con il forex.






Con il plasticard ho autocostruito tutto il carretto, le masserizie, gli infissi e le lettere della scritta murale.
Le ruote sono quelle della jeep Italeri ripulite dalla scritta ‘Firestone’.











Il mulo è quello del kit Tamiya dedicato agli animali da fattoria, ad esso ho aggiunto tutte le cinghie e il basto con lamierino, fotoincisioni, plasticard e milliput.
I figurini sono Model Victoria e un Mini Art.
La moto e il soldato sono della Model Victoria.





Conclusioni
Il diorama non è molto spettacolare, però in sé racchiude e conclude l’epopea della grande migrazione italiana verso il lavoro che ha salvato dagli stenti le famiglie contadine (più che altro del nord Italia) nullatenenti legate al lavoro agricolo stagionale.




Per chi è interessato all’argomento segnalo il libro del mio compaesano Danilo Bizzarri, Il seme e la gramigna, storia di una famiglia italiana trucidata in Libia dove si esplicita la vita del colono in una terra difficile come il Nord Africa.




Pietro Ballarini
[Gallery]
18.04.2012



Commento di Massimo Icardi [20/04/2012]:
Ciao Pietro,
complimenti, veramente un ottimo lavoro, pulito e molto "naturale" nella riproduzione, ma soprattutto molto originale come tema.
ciao Massimo

Commento di Daniele Manfredi [21/02/2013]:
Ciao Pietro, mi presento sono Daniele Manfredi, un fermodellista in 1:87, come primo Amore, e un modellista in scala 1:35 militare e civile. Ho visto il tuo diorama italiano in un mensile tempo addietro, se ben ricordo e rivederlo mi ha fatto un immenso piacere vederlo e leggerlo. Me lo sono stampato, e messo nel mio archivio personale. Le cose belle vanno conservate sempre.
Spero di vedere i tuoi modelli, nuovi in futuro.
Il sito della mia associazione M.A.N.T.A. di San Francesco al Campo nel torinese, dove ho la carica di presidente da 3 anni, vedi cosa facciamo su' Facebook e sul sito dell'associazione modellistica MANTA. Grazie e buon modellismo, Daniele.


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