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Yokosuka K5Y2 Willow - Maurizio Ugo

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Questo è il secondo kit che realizzo di questo velivolo: un addestratore giapponese poco conosciuto, almeno per quanto mi riguardava, solo a modello concluso, documentandomi, ho scoperto che è stato il principale addestratore idrovolante della Marina Imperiale Giapponese durante la seconda guerra mondiale.
L'acquisto è avvenuto per errore, un doppio inserimento nel carrello durante un ordine online, ma la presenza di due kit si è rivelata utile per approfondirne meglio caratteristiche e criticità.




Si tratta di un classico short run, e la cosa si percepisce fin dalle prime fasi: impegno e pazienza sono d'obbligo, anche se il risultato finale ripaga degli sforzi. Le versioni proposte includono tre livree, due militari e una civile, ma la vera sfida è rappresentata dalla configurazione biplana unita alla natura limit-run del kit.

I dettagli sono nel complesso accettabili, ma l'assemblaggio è reso complicato dall'assenza quasi totale di riferimenti: fusoliera priva di perni di centraggio, ali senza punti guida e suddivise in ben cinque parti. Le sedi per i montanti a “N” sulla fusoliera sono appena accennate e hanno richiesto una completa ripresa con punte usate con trapanino manuale. Le bave sono numerose, soprattutto nei componenti più sottili.

L'ala superiore, composta da tre elementi, include un inserto centrale fondamentale per diedro e allineamento, ma totalmente privo di riferimenti. Questo mi ha costretto a diverse prove a secco per individuare il miglior compromesso tra precisione e possibilità di intervento successivo, considerando anche che parte dei fori per i montanti è stata inevitabilmente coperta dalla colla cianoacrilica.








Il motore è discreto, con un accenno di cofanatura tipo NACA. Gli scarichi, invece, sono risultati particolarmente problematici: poco definiti, con istruzioni carenti (una costante lungo tutto il montaggio) e posizionamento lasciato quasi all'interpretazione. Anche i galleggianti sono privi di riferimenti precisi; nonostante l'aggiunta di pesi interni, il modello risultava sbilanciato, costringendomi a realizzare un supporto “di fantasia” per mantenerlo in assetto. Pur non essendo fedele all'originale, svolge bene la sua funzione senza distrarre eccessivamente.












Le fasi di stuccatura, carteggiatura e rifinitura sono state numerose e inevitabili. Non ho utilizzato le fotoincisioni, sebbene presenti. Le decals, di qualità mediocre, hanno comunque risposto discretamente con l'ausilio di liquidi ammorbidenti... e un po' di pazienza.

La parte più interessante, e al tempo stesso critica, riguarda i tiranti.
Ho deciso di installarli prima del montaggio dell'ala superiore: una tecnica valida in teoria, ma con qualche controindicazione: utilizzando fibra ottica (quindi rigida), una volta posizionata l'ala superiore si sono create leggere tensioni: due tiranti si sono piegati, mentre uno si è staccato sotto trazione. Quest'ultimo è stato ripristinato con un risultato accettabile, ma gli altri due sono rimasti imperfetti. L'uso di filo elastico sarebbe stato decisamente più indicato, consentendo di assorbire le minime variazioni dimensionali.




Ultima sfida, i tiranti doppi tra gli alettoni: un sistema di comando caratteristico che ho voluto riprodurre con precisione, lavorando al decimo di millimetro per ottenere un risultato visivamente corretto.

La finitura metallizzata presenta una leggera variazione tonale – poco evidente in foto – tra le superfici telate e le zone in alluminio (area motore e abitacolo). Alcune leggere sporcature e il già citato supporto per i galleggianti completano il modello.










In conclusione, un kit impegnativo, che richiede esperienza e spirito di adattamento: non consigliato ai neofiti, ma capace di dare soddisfazione a chi ama le sfide tipiche degli short run.




Maurizio Ugo

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30.04.2026




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