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"Le aquile del Sol Levante", i caccia giapponesi

della Seconda Guerra Mondiale

Ezio Bottasini


Le aquile del Sol Levante

Nel 1937 durante il conflitto cino-giapponese, si poté vedere poco riguardo alle caratteristiche degli aerei nipponici e prima della seconda guerra mondiale era opinione generale che l’aviazione militare giapponese fosse di modesta entità.
Ma dal 1937 al 1941 l’industria giapponese cominciò a realizzare aerei di concezione avanzata e dalle ottime qualità.
I velivoli costruiti, in special modo i caccia, erano dotati di straordinaria maneggevolezza e di notevole velocità.






Per contro erano estremamente vulnerabili, mancando degli accorgimenti necessari a un’adeguata protezione del pilota e dei serbatoi.
Erano cioè concepiti puramente come mezzi d’attacco: lo scopo principale era annientare l’avversario, poco importava se il pilota, anche se abilissimo, perdeva la vita.
Concetto questo prettamente orientale, che doveva avere la sua manifestazione più evidente nella creazione di quell’assurdo sistema d’assalto che furono i Kamikaze.






Oltre ad avere degli ottimi caccia, i giapponesi avevano già perfezionato nel periodo prebellico la tecnica del combattimento “caccia contro caccia”, e l’addestramento dei piloti era stato molto intenso.
Per questo motivo i giapponesi per circa sei mesi, dal 7 dicembre 1941 (data dell’attacco a Pearl Harbor), ebbero la supremazia dell’aria, mentre a terra l’esercito del Sol Levante si scagliava con cieca violenza sugli avversari e sulle popolazioni.
Quando, però, la colossale macchina dell’industria americana si mise in moto, fornendo all’aviazione macchine sempre più potenti e perfezionate, cominciò il tramonto delle forze aeree nipponiche.






In Giappone ci si accorse in parte dei difetti dei propri velivoli e nelle realizzazioni che seguirono furono introdotti molti elementi che permisero ai piloti di fronteggiare i potenti aerei americani.
Ormai però troppo tardi e, mentre dalle fabbriche giapponesi cominciavano ad uscire caccia dalle ottime caratteristiche, la morsa d’acciaio americana stringeva l’arcipelago giapponese.
La produzione di aerei fu costantemente ostacolata dai tremendi bombardamenti delle Superfortezze B-29, che ridussero i maggiori centri giapponesi a un enorme cumulo di macerie.
L’epilogo è a tutti conosciuto… Hiroshima e Nagasaki, 6 e 9 agosto 1945.






Le foto che accompagnano queste poche righe, sono dei seguenti modelli, tutti in scale 1/48:

  • Mitsubishi A6M5 Zero (Zeke): nelle varie versioni, fu l’aereo giapponese più famoso della guerra, l’esemplare illustrato è un “vecchio” kit Monogram con i colori del 203° Kokutai
  • Nakajima Ki 84 Hayate (Franck), kit Tamyia, del 58° Kokutai Shinbu
  • Kawasaki Ki 61 Hien (Tony), kit Arii del 244° Sentai, pilotato dall’asso Capitano Chuichi Ichikawa
  • Mitsubishi J2M3 Raiden (Jack), kit Arii del 352° Kokutai
  • Nakajima Ki 43 Hayabusa (Oscar), kit Hasegawa del 64° Sentai, pilotato dall’asso Tenente Colonnello Tateo Kato






Tutti i modelli sono stati montati da scatola senza particolari elaborazioni, ad eccezione delle insegne di reparto e personali degli ultimi tre ricavati da fogli AeroMaster.

Ezio Bottasini

[Gallery]

16.12.2012


Commento di Roberto [20/12/2012]:
Ezio,

gli Americani sono stati fortunati, se c'eri tu in Giappone a produrre aerei, capaci che la guerra la perdevano!

Ciao e Buon Natale a tutti.

Roberto

Commento di Alby Starkiller [21/12/2012]:
ciao Ezio!
concordo con Roberto ed aggiungo che come sempre riesci a creare piccoli/grandi capolavori! complimentissimi!! tanti auguri di Buon Natale a te e a chi ti è vicino.
a presto.
Alby.


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