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Francesco Baracca - Il cavallino rampante

Ezio Bottasini




Tanti piloti divenuti assi hanno legato il loro nome ai caccia SPAD VII e XIII.
Per noi italiani quello che subito torna alla memoria è sicuramente Francesco Baracca; forse più che lui ci si ricorda del suo emblema personale "il cavallino rampante" che oggi adorna le "rosse di Maranello".
Baracca "asso degli assi" della caccia italiana durante il primo conflitto mondiale, con 34 abbattimenti, si distinse fra gli aviatori del tempo anche per un elemento caratteriale, non fu ne "guascone" ne un "superman", anche se la retorica dell’epoca non lo risparmiò, trasformandolo nel "cavaliere alato", "nell’invincibile folgore" e così via.




Fu un uomo di buona intelligenza, di media cultura, dall’indole ferma, equilibrata, introversa; aveva un contegno poco espansivo talora un po’ freddo e riservato con gli stessi compagni d’armi; un ufficiale scrupoloso, benevolo e al tempo stesso esigente, sempre inflessibile con se stesso.
Nacque il 9 maggio 1888 a Lugo di Romagna, figlio di un ricco proprietario terriero e di una nobildonna, la contessa Paolina de Biancoli.
Dopo il liceo, il giovane Baracca, attratto dalla carriera militare manifesta il proposito di iscriversi all’Accademia di Modena, benché contrastato dai genitori, nel 1907 riuscirà nel suo tentativo e due anni dopo col grado di sottotenente prendeva servizio presso il "Piemonte Cavalleria Reale".




La nascente aviazione lo affascina e nel 1911 presentò domanda di ammissione ai corsi di pilotaggio.
Il 28 aprile 1912 Baracca viene ufficialmente trasferito al Battaglione Aviatori del Genio, primo nucleo della futura arma aerea italiana.
Quando l’Italia entrò in guerra nel 1915, venne scelto tra i piloti dell’arma aviatoria.
Poche le occasioni di scontro con il nemico nei primi tempi; poi, il 7 aprile 1916 il tenente di Lugo abbatté un Brandenburg austriaco, ottenendo la sua prima vittoria.
Nell’occasione, fece prigioniero l’equipaggio nemico al quale strinse cavallerescamente la mano.




SPAD XIII (Bleriot) - Abitacolo e parabrezza


Seguirono altre vittorie e Baracca fu reso popolare dai giornali italiani dell’epoca per il suo coraggio e la sua condotta leale nei confronti degli avversari.
Nella primavera del 1917 attorno a lui vennero radunati i migliori piloti italiani di caccia per formare un’unità d’elite, la 91ma squadriglia; con Baracca, aviatori del calibro di Ranza, Piccio, Ruffo di Calabria, per fare alcuni nomi.
La Squadriglia degli Assi, come venne chiamata, diede non poco fastidio agli avversari, per l’audacia di comportamento unita a una genialità di manovra in volo.
Fu in questo periodo che sull’aereo di Baracca comparve lo stemma del cavallino rampante nero, in onore del "Piemonte Cavalleria Reale" che ne ha tutt’ora uno argento in campo rosso sul suo stemma.


Dopo Caporetto, Baracca e i suoi compagni combetterono sulla linea difensiva del Piave e diede un contributo decisivo, durante l’ultima offensiva austro-germanica, alla sconfitta delle forze aeree nemiche, che fu la chiave del successo delle truppe italiane.
Successivamente le unità da caccia italiane vennero impiegate in pericolose missioni di attacco al suolo sulle trincee avversarie.
Proprio durante una di queste, nel giugno 1918, l’aereo di Baracca fu visto precipitare in fiamme vicino a Nervesa del Montello.
Come già detto le cause della morte del miglior pilota dell’aviazione italiana, una vera leggenda, rimangono ancora ignote.


Francesco Baracca

Aveva trent’anni.
Nel 1926, otto anni dopo la morte di Baracca, in occasione del 1° circuito automobilistico del Savio (Ravenna), gara vinta da Enzo Ferrari, la contessa Paolina de Biancoli-Baracca, mamma di Francesco, avvicinatasi al vincitore gli disse "Ferrari, metta sulle sue macchine il cavallino rampante di mio figlio. Le porterà fortuna". Ferrari aggiunse, al cavallino nero, soltanto il giallo canarino, colore di Modena, città dove nacque quest’altra leggenda italiana.
Sulla aereo di Baracca, il cavallino rampante dominava, inserito in una nuvoletta bianca, la fiancata di sinistra, subito dietro la coccarda tricolore, sul lato opposto nella medesima posizione stava, sempre in campo bianco un grifone rampante, simbolo della 91ma Squadriglia.
Sul "cavallino rampate", aleggia una piccola leggenda, l’adozione di questa insegna pare derivi, come già accennato, dal cavallino inserito nello stemma del reggimento "Piemonte Cavalleria" a cui Baracca fu assegnato come giovane sottotenente, inizialmente pare fosse rosso, tratto per inversione dello stemma del reggimento e divenne nero in segno di lutto dai suoi compagni di squadriglia dopo la sua morte.
Una seconda versione recita che con la quinta vittoria il pilota assumeva la qualifica di asso e che oltre all’insegna di reparto ne adottasse un’altra personale.
La scelta di Baracca cadde sul cavallino rampante, appartenuto ad uno sconosciuto nemico abbattuto originario di Stoccarda, città che ha appunto questo stemma.




SPAD XIII (Bleriot) - Attuatore del timone


Il modello fotografato è il Revel scala1/28, della stessa serie del Fokker Dr I del "Barone Rosso" apparso in precedenza in un altro articolo.
In questo modello di relativamente semplice costruzione e di anomala scala, il cui stampo, però, risente il peso degli anni, non ci sono ne le insegne italiane ne tantomeno quelle di Baracca, perciò mentre per la mimetizzazione ho preso spunto da quella francese di scatola (confrontandola con altri profili di SPAD di Baracca trovati sul WEB), per le insegne ho dovuto "inventarmi" qualcosa.




Le insegne alari sono quelle di scatola con la parte azzurra verniciata di verde, mentre quelle di fusoliera sono di un … F 104 in scala 1/32.
il cavallino e il grifone dopo aver trovato in Internet due immagini adeguate ed averle debitamente dimensionate, le ho stampate con stampante laser.
I numeri di matricola li ho recuperati da un foglio Tauro.
I guidoni di comandante di squadriglia li ho auto costruiti con due pezzetti di plasticard da 0,5mm colorati di azzurro su cui ho applicato un pezzetto di decalcomania lineare rossa.
Il parabrezza è stato dotato di vetrini auto costruiti (inseriti nel telaio), riducendo a misura due pezzi d’avanzo trasparenti e sigillati infine con colla "Micro Cristal Klear".
Per dare un tocco di realismo ho forato la parte terminale dei tubi di scarico (particolare che ho dimenticato di fare alle mitragliatrici); in ultimo ho realizzato gli attuatori del timone di profondità, sagomando un pezzetto di plastica ed applicando un pezzetto di sprue tirato per simulare il cavo di comando.
I tiranti sono stati realizzati con filo da pesca in nailon da 0,16 su cui è stata data una passata di alluminio 56 (inizialmente ho usato il filo di cotone allegato alla scatola, certamente di più semplice incollaggio, senza pensare che dando il primer il cotone avrebbe fatto i "peli", quindi dovendo rifare tutti i tiranti).
I colori usati sono i soliti smalti Humbrol, per le superfici superiori:

  • desert yellow 93 (schiarito)
  • dark green 116
  • light green 117
  • chocolate brown 89
  • matt black 33

per le superfici inferiori e per il tricolore dell’ala inferiore (come pure il tricolore di coda),

  • linen 74
  • green 76
  • white 34
  • scarlet 60

per le parti in legno, su una prima mano di natural wood 110, non ancora completamente asciugato, con tecnica dy brush, ho dato "pennellazzate" con brick red 70, chocolate 89 e ancora natural wood.




SPAD XIII (Bleriot) - Insegna di rango


Vorrei cogliere l’occasione per ringraziare mia figlia Sara che è l’autrice delle fotografie sia di questo articolo che di numerosi precedenti (e futuri).
Se qualcuno avesse in programma la realizzazione di questo modello, ho stampato un altro cavallino e un altro grifone che sarei ben felice di cedere.





Buon modellismo a tutti


Ezio Bottasini

[Gallery]

20.10.2012



Commento di Alby Starkiller [06/11/2012]:
Caro Ezio,
questo è davvero STUPENDO!!! complimentissimi!!!
a presto.
N.B.
..e cmq FORZA FERRARI!!!SEMPRE!!!

Commento di Valter vaudagna [03/11/2016]:
Che rompic****i vi siete caricati... molta documentazione è sbagliata ma gli spad XIII italiani per il periodo della guerra non portarono le coccarde sulla parte superiore dell'ala, vedere foto dell'epoca su gli assi dell' aviazione italiana nella grande guerra, e l' articolo di Pierluigi Moncalvo sul notiziario ipms. Di alcuni anni fa, articolo storico sullo spade XIII dell' asso di LUGO, le coccarde furono messe a guerra finita ,,,erano presenti solo quelle in fusoliera e il tricolore sotto l'ala inferiore, tutti gli spad XIII ITALIANI DEL PERIODO DELLA GUERRA, 18 o 19 di numero erano di costruzione bleriot,,,anche questo tuo bel modello si può correggere ,,,,comincerete ad odiarmi,,,,


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