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Junkers Ju.87 Stuka - Ezio Bottasini

È estremamente difficile dare un giudizio sullo Stuka, aereo ritenuto come l’arma segreta dei successi tedeschi e giudicato irrimediabilmente superato in quanto troppo facile preda della caccia nemica.
Entrambi questi giudizi, però, sono stati veri; teniamo presente che stiamo parlando di una macchina evolutasi in un’epoca in cui gli aerei militari subivano mutamenti e migliorie rapidissime e un aereo da combattimento manteneva la sua validità per pochi mesi, situazione ben diversa da quella attuale dove si può considerare “nuovo” un aereo di 10-15 anni (di esempi da citare ce ne sarebbero a iosa).




Lo Junkers Ju.87 Stuka (il cui nome è l’abbreviazione di “Sturzkampfflugzeug” denominazione dei bombardieri a tuffo), resta comunque nell’immaginario collettivo la personificazione, insieme al Me 109 ed all’He 111, dell’intera Luftwaffe durante l’ultimo conflitto mondiale; anche perché, malgrado le sue limitazioni divenute evidenti quando i caccia avversari si sono “evoluti”.






Lo Stuka è stato costruito in più di 5000 esemplari, impiegato su tutti i fronti (dalla Russia all’Africa) e da diverse aeronautiche dei paesi alleati alla Germania (Italia compresa visti i fallimentari aerei costruita dalla nostra industria per quella particolare specialità).
Oltre al bombardamento a tuffo per cui era nato ed in cui eccelleva per precisione, vista la sua capacità di picchiare quasi perpendicolarmente al suolo, altro ruolo in cui fu ottimamente utilizzato è stato quello di caccia carri, soprattutto sul fronte russo, dove nelle mani di abili piloti devastarono le divisioni corazzate sovietiche dove solamente il fatto che non vennero distrutte le fabbriche di produzione dei carri armati permise ai russi di continuare a mandare al fronte nuovi mezzi.




Un pilota per tutti simboleggia questa capacità offensiva dello Stuka: il colonnello Hans Ulrich Rudel che in 2530 missioni di guerra distrusse 519 carri armati, 800 veicoli, 150 cannoni semoventi, 4 treni armati, 1 corazzata, 1 incrociatore, 1 cacciatorpediniere, 70 unità navali di varia entità, 1 assaltatore Sturmovik e, ai comandi di un FW 190 D ha abbattuto 8 aerei. Fu il pilota più decorato di tutta la Luftwaffe e l’unico insignito delle Fronde di Quercia in oro.
Abbattuto e ferito diverse volte, subì anche l’amputazione della gamba destra, ma ciò non gli impedì di continuare a volare e combattere. Fu fatto prigioniero dagli americani l’8 maggio 1945.




Le foto allegate a questo articolo sono di uno Ju 87 D-1 Stuka in scala 1/32 della Revell e rappresentano un aereo del II/St.G. 2 “Immelmann” pilotato dall’Oberleutnant Günther Schimd a Morosowskaya, fronte russo, dicembre 1942.




Ezio Bottasini

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01.09.2011


Commento di Marco Vergani [25/10/2011]:
Carissimo Ezio,
quello che mi lascia perplesso del tuo lavoro è l'ambientazione. Dici di rappresentare uno Ju 87 dislocato sul fronte russo in dicembre ma, quest'ultima, mi sembra più da tarda primavera/estate! Non un filo di neve, il velivolo non ha neanche la livrea invernale ... ed in Russia nevica molto!!
Forse perchè al sottoscritto piace molto curare l'ambientazione .... però onestamente non mi sembra molto consona al periodo rappresentato...
Questo è il mio pensiero
ciao, Marco


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