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Fase 2 - Creazione Edificio
Fase 3 - Edificio e selciato
Fase 4 - Frontone casa
Fase 5 - Retro facciata
Fase 6 - Nuovo portico
Fase 7 - I personaggi del diorama
Fase 8 - Ultimi Soggetti
Fase 1 - Preparazione dei pezzi
Fase 2 - Incollaggio
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VIIª Mostra a Cumiana - 2012
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Au Petit Soldat 2011
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Modellismo che passione 2011
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Velivoli Militari e Civili - Master
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Il P-40 fu l’evoluzione del Curtiss P-36, conosciuto anche come Hawk 75, a cui fu applicato un motore in linea raffreddato a liquido, al fine di migliorare l’aerodinamica e conseguentemente le prestazioni e a cui venne implementato l’armamento.
Il prototipo XP-40 effettuò il primo volo di prova il 14 ottobre 1938 e nel maggio 1939 venne sottoposto a test comparativi insieme ad altri due modelli sperimentali il Bell XP-39 (il futuro P-39 Airacobra) ed il Seversky XP-43 (futuro P-43 Lancer).
In quell’occasione il prototipo Curtiss primeggiò, ne vennero perciò ordinati 200 esemplari la cui prima versione fu denominata P-40 A Warhawk.

Alcune unità del nuovo intercettore furono vendute all’aeronautica francese, vennero però dirottate nel Regno Unito all’indomani dell’invasione nazista della Francia.
Gli inglesi li ribattezzarono Tomahawk e li impiegarono in Africa Settentrionale contro le forze dell’Asse, decorandoli con la famosa "Sharkmouth" (Bocca di squalo), che divenne una decorazione abbastanza comune sui P-40 degli altri Paesi che lo ebbero in linea di volo.

Il 7 dicembre 1941, giorno dell’attacco giapponese a Pearl Harbor, il p_40 era l’aereo più moderno e potentemente armato in linea con i Pursuit Squadron della U.S. Army edera presente anche sui campi di aviazione delle Isole Hawai, ma pochi, vista la sorpresa dell’attacco riuscirono a decollare ed ingaggiare duelli aerei con i più maneggevoli e veloci "Zero" giapponesi.
In quelle ore il tenente George Welch, che era riuscito a decollare ai comandi del suo Warhawk, fu il primo pilota statunitense ad abbattere un caccia giapponese nel pacifico.

Il P-40, comunque, malgrado le sue lacune in fatto di velocità e maneggevolezza, grazie alle sue caratteristiche che consentivano di adattarlo ai più diversi impieghi bellici, riscosse un discreto successo.
Per tale ragione, furono diversi i paesi che acquistarono questo caccia nelle diverse versioni, prime fra tutte, oltre agli Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda, URSS.
Potentemente armato e in grado di trasportare un carico di bombe, il P-40 si rivelò infatti un intercettore capace di confrontarsi con ogni nemico.

L’evoluzione del P-40 culminò nella versione N, equipaggiata con un motore Allison V-1710-81 con 12 cilindri da 1360 CV; capace di una velocità max di 609 Km/h e di un’autonomia di 1200 Km.
Era armato con 6 mitragliatrici Browning da 12,7 e fino a 680 Kg di bombe.
La produzione del P-40 cessò nel settembre 1944 con 13737 esemplari costruiti.
Questo aereo comunque è riuscito a ritagliarsi una fetta di storia con le imprese dell’A.V.G. (American Volunteer Group) comandato dal Gen. Clair Channault le famose "Tigri Volanti", che combatterono in Cina contro i giapponesi sia prima che dopo l’entrata in guerra degli Stati Uniti.
Vennero impiegati anche in Birmania ed in India, vennero infine inquadrati nella XIV A.F.; questi gruppi ottennero 286 vittorie perdendo "solo" 23 piloti.
Queste Squadriglie erano identificate dagli emblemi nazionali cinesi e la presa d’aria decorata con la bocca di squalo ripresa da quella che adornava i caccia dello Sq. 112 della Desert Air Force della RAF.

Le foto qui allegate sono di un modello in scala 1/48 della ditta giapponese ARII, di buona fattura e discretamente particolareggiato, le pannellature e rivettature sono in fine negativo; anche le decalcomanie sono di buona fatture, sottili e ben aderenti una volta ammorbidite con una certa attenzione.
La versione raffigurata è di un P-40 E dell’11° Sq., 343° F.G., 11° A.F., che con base sull’isola di Adak operò nell’arcipelago delle Aleutine nel 1943.
Questa unità era caratterizzata dalla grossa testa di tigre che ornava su entrambi i lati il muso dei suoi aerei.

| Ezio Bottasini [Gallery] 24.12.2011 |